giovedì 14 dicembre 2017

ACCOLTELLÒ L'EX COMPAGNO DOPO LA FINE DELLA RELAZIONE, CHIOGGIOTTO RINVIATO A GIUDIZIO

È stato rinviato a giudizio per tentato omicidio il 31enne chioggiotto che la sera del 17 agosto 2015 accoltellò l'ex partner in calle San Giacomo, dopo la fine della loro relazione e convivenza. Il gup Alberto Scaramuzza ha accolto la richiesta della pm Alessia Tavarnesi e rigettato quella della difesa, di derubricare il reato a lesioni gravi senza volontà di uccidere, con l'attenuante della legittima difesa a seguito di minacce di morte e di percosse precedenti da parte della vittima. I colpi, in numero di tre, furono inferti all'addome e hanno provocato una emorragia curata dai chirurghi dell'ospedale di Chioggia. L'aggressore ha agito sotto dosi di psicofarmaco e si è poi procurato lesioni a sua volta. La prima udienza sarà tenuta il 3 aprile 2018.

mercoledì 13 dicembre 2017

PRESUNTA VIOLENZA CARNALE A BRONDOLO, LA 46ENNE SPORGE DENUNCIA: “SONO STATA ANCHE PICCHIATA”

È stata dimessa dall'ospedale la 46enne di Sottomarina che ieri sera attorno alle ore 19 avrebbe subito una violenza sessuale all'interno di una roulotte parcheggiata nei pressi della chiesa di Brondolo. La donna ha sporto denuncia alla locale stazione dei carabinieri, che stanno indagando sul caso dopo aver identificato due cittadini marocchini, i quali risultano essere tra gli sporadici frequentatori del mezzo, pare usato da più persone. Durante il sopralluogo dei militari nessuno è stato rinvenuto all'interno del veicolo. Nella denuncia la donna asserisce anche di essere stata preventivamente picchiata, e quindi sarebbe sopravvenuto il rapporto sotto costrizione. Fonti confermano che questa persona starebbe attraversando un periodo di terapie in una struttura della locale cittadella sanitaria.

PRESUNTA VIOLENZA SESSUALE IN UNA ROULOTTE A BRONDOLO, IDENTIFICATI DUE MAROCCHINI

Una donna di 46 anni avrebbe subìto una violenza carnale ieri sera attorno alle ore 19 in località Brondolo. Lo ha riferito a un barista a cui si è rivolta dopo il fattaccio, il quale ha contattato l'autoambulanza che l'ha condotta al vicino ospedale. La violenza sarebbe avvenuta dentro una roulotte parcheggiata in uno spiazzo non distante dalla chiesa di San Michele. La donna, residente a Sottomarina, era in stato di choc: non si esclude sia soggetta a problemi di natura psichica. Il caso è seguito dai carabinieri della stazione di Chioggia, che hanno perquisito la roulotte e già identificato due persone di nazionalità marocchina. Eventuali ulteriori aggiornamenti in seguito.

VITTIMA DI VANDALISMO INCHIODA CON LE TELECAMERE CHI GLI HA TAGLIATO LE GOMME: "PRESENTATI O TI DENUNCIO"

Per due volte un residente in via Cristoforo Colombo a Sottomarina si è ritrovato le gomme della propria auto tagliate, mentre il veicolo era parcheggiato nei pressi di casa. Prima che il vandalo colpisse ancora una terza volta, la vittima era riuscita a installare sul mezzo ben sei telecamere, che hanno puntualmente ripreso la sua ulteriore azione. Le immagini rivelano nitidamente il volto di una persona. Prima di sporgere denuncia penale alla locale stazione dei carabinieri, il proprietario della macchina vuole far sapere all'autore dei gesti reiterati che grazie alle immagini riesce a risalire alla sua identità: attende quindi che quest'ultimo si faccia vivo con lui entro la giornata di venerdì, altrimenti scatterà l'azione ufficiale.

martedì 12 dicembre 2017

PIRATA DELLA STRADA INVESTE UNA CAGNETTA E NON SI FERMA A SOCCORRERLA

Nel tardo pomeriggio di lunedì, fra le 17.30 e le 18, una cagnetta di 16 anni è stata investita poco lontano dall'abitazione dei suoi proprietari, in via Pasquale Cicogna a Ridotto Madonna. L'animale non era tenuto al guinzaglio, fatto sta che l'automobile dell'investitore non si è fermata a soccorrerla e ha proseguito diritta. Ieri mattina il veterinario ha praticato un intervento chirurgico a una zampa. Secondo i proprietari della cagna, il pirata della strada non può non essersi accorto dell'urto, anche se era già buio, dal momento che un pezzo del paraurti del mezzo è rimasto sulla carreggiata, dalla violenza della botta.

AGGRESSIONE AL BRAGOSSO: IL VIDEO DEL “CAZZOTTO” DALLE TELECAMERE DI SORVEGLIANZA

Chioggia Azzurra è riuscita a entrare in possesso del filmato, ripreso dalle telecamere interne di sorveglianza, che ritrae l'aggressione subita lo scorso giovedì 7 dicembre dagli operatori della società Insieme da parte di un nutrito numero di migranti ospiti nella struttura, e in particolare il momento concitato in cui uno di questi ultimi sferra un colpo ai danni del figlio del gestore, il quale cade a terra. Tra le urla si vedono di spalle i due componenti il nucleo familiare, e di fronte l'assalto dei richiedenti asilo. Il pugno in piena faccia ha procurato al giovane una ferita al naso. Stamane in Prefettura sono stati convocati i vertici della società gestrice dopo l'ispezione di ieri a cura della Ulss e della Pubblica Sicurezza, a seguito delle rimostranze dei rifugiati riguardo le condizioni di vita nello stabile. Una giornata che si preannuncia decisiva per le sorti del Bragosso.

PERCOSSA E MINACCIATA DAL VICINO VIOLENTO, VIVE DA QUATTRO MESI NELL'INCUBO

Una storia di violenza privata che ha dell'incredibile. Arriva da Chioggia, e riguarda una donna di 40 anni, invalida civile e titolare di una casa popolare assegnatale dall'Ater proprio per il suo stato di salute: da quattro mesi non può rientrare nell'abitazione perché un vicino le impedisce di farlo con violenza e minacce. L'uomo è stato denunciato due volte ai carabinieri, il 29 settembre e il 29 novembre scorsi, ma la situazione non è stata ancora sbloccata in favore della vittima, che vive in un perdurante e grave stato di ansia e di paura con timore per la sua incolumità, quella del partner e dei loro cari, costretti a modificare le abitudini di vita.

Questi i fatti più recenti, riportati dalla stessa signora, che ha prodotto anche gli estremi delle denunce e i referti ospedalieri: la mattina del 18 agosto alle 10.30 il vicino in questione -gli appartamenti sono divisi tra loro dal vano ascensore, non confinanti se non per il poggiolo esterno- ha cominciato a battere alla porta e al muro, ad urlare e minacciare. «Essendo cardiopatica, mi sono sentita male», racconta la povera donna. «Il mio compagno teneva la porta per impedirgli di entrare. Abbiamo chiamato i carabinieri, che una volta arrivati si sono preoccupati di dire al mio compagno di portarmi in ospedale perché stavo male. Siamo poi ritornati da loro per la prima denuncia. Ci hanno detto di tornare a casa, non volevo farlo perché io e questo tizio abitiamo da 17 anni lo stesso stabile, ne ho viste di tutti i colori, ha già picchiato altre persone tra cui la madre. Non sono mai uscita dalla porta quando lui litigava con altri, non gli ho dato motivo di prendersela con me». La signora e il suo compagno sono tornati in casa -furtivamente- solo per prelevare alcuni vestiti e per nutrire ai quattro gatti.
Continua il racconto: «La madre dell'aggressore, quando ci sentiva in casa, lo avvertiva che noi c'eravamo, così da inveire di nuovo nei nostri confronti. Lui ha aggredito mia madre (anche lei passibile di malore) impedendole di entrare in casa, poi mia suocera, ancora me e il mio partner. Ha minacciato di ucciderci anche davanti ai carabinieri, asserendo che lui ha amici affiliati alla mafia del Brenta, che ci spara in bocca, dice di avere taniche di benzina e una scure vicino alla porta. “In galera me, in cimitero voi, qua non voglio nessuno”, sono le sue parole». Le forze dell'ordine non sono mai entrate in casa sua perché non ha loro aperto. La signora si è recata al centro antiviolenza, ha preso contatti con l'avvocata del centro e ha riferito la vicenda anche all'ente che ha erogato la casa, ovvero l'Ater: «Continuo ad andare dai carabinieri, ce n'è uno che sta seguendo il mio caso, e loro stessi hanno detto di averlo “spostato” altre volte, suggerendomi di non tornare a casa. Quando ha buttato giù la porta -il 21 novembre- ero in casa da sola, ha spaccato tutto, mi ha tirato addosso un vaso di vetro, ha bastonato a tradimento il mio compagno ad un occhio con trauma orbitale, mentre quest'ultimo aveva le mani occupate dalle borse, e io ho riportato alterazioni ossee di natura traumatica a mano e cranio».
Da quel giorno la vita di queste persone è un inferno: «E così sono rimasta in strada, costretta a chiedere di dormire in casa d'altri, mi vesto con gli abiti di mia sorella», spiega la donna in lacrime. «Ho chiesto ai vigili di accompagnarmi a prelevare i gatti trascurati, ci sono riuscita solo grazie ad alcuni che mi hanno spalleggiato». La vittima è disponibile a valutare una diversa sistemazione abitativa in chiave Ater, che sia compatibile con la sua situazione sanitaria; ma resterebbe il problema in capo al quartiere, date le intemperanze del tizio avverso altri condòmini. La soluzione del dilemma sta in capo al tribunale, alla forza pubblica, ai servizi sociali del Comune, alla stessa Ater, e quando accadrà -sempre troppo tardi- avrà l'aspetto della fine di un incubo.