giovedì 4 gennaio 2018

CASO FIDELFATTI: UN GIOVANE SI AUTOACCUSA DEL PESTAGGIO. MA LE TELECAMERE INTERNE ERANO SPENTE

Tentativi di pacificazione, telefonate di scuse, conferenze stampa difensive. Ma il brutto affare che ha visto vittima la notte di Capodanno il celebre disc jockey Piero Fidelfatti non è destinato a scemare: anzi, in attesa degli strascichi legali e giudiziari, la polemica è divampata nei network, con la pagina del Barinto presa d'assalto da decine e decine di segnalazioni negative, e il gestore Ivan Moretto che appunto ha convocato i giornalisti per mettere un'argine alla valanga. «Sono molto dispiaciuto - ha esordito alla conferenza stampa - perché siamo stati catapultati in una situazione molto sgradevole e di sofferenza, anche a livello familiare. I miei genitori hanno pianto». Negli ultimi giorno Moretto ha dovuto rispondere a molte telefonate: «Sentirsi giudicare, messaggiare anche da persone cattive non ha fatto piacere. Una persona “si è fatta male” (dice proprio così, sic), e noi adesso soffriamo di cattiva pubblicità».
Il gestore del Barinto ricorda che «la persona che ha compiuto l'atto nei confronti di Piero -si tratta di un 27enne del luogo, ndr- è uscita alla scoperto contattando la famiglia del deejay e assumendosi la responsabilità dell'accaduto. Per fortuna. Ci sentiamo un po' sollevati, spero che la cosa ci scagioni del tutto, tuttavia siamo sempre molto amareggiati per l'accaduto». Ivan Moretto rievoca che «tempo indietro c'erano già state serate con Piero, che ha musicato addirittura l'addio al celibato mio e al nubilato di mia moglie. Siamo amici di famiglia, mio padre e mia sorella trasmettevano in radio come lui. Ci tenevo quindi a trascorrere assieme l'ultimo dell'anno e altre serate. Solo in quei cinque minuti la musica era alta e gli si è chiesto di abbassarla». Il titolare del bar chiede di «andare oltre» e spera che Fidelfatti si riprenda presto: «Magari in futuro organizzeremo un'altra serata. Sono qui oggi per non tirarmi indietro nei confronti di chi ha scritto cattiverie, perché finora sono stato zitto ma la portata del fenomeno online è sgradevole per il mio lavoro e la mia famiglia».
Tuttavia un fattore che avrebbe potuto giocare a sua difesa pare non possa venire chiamato in causa, ovvero le telecamere di videosorveglianza interne all'esercizio: Ivan Moretto comunica che, per un caso fortuito, il sistema aveva subìto un corto circuito e quindi non ha potuto registrare quanto avvenuto attorno all'1.45 di Capodanno. Piero Fidelfatti sorride sovrappensiero: «Non ha senso che uno dei giovani pugili che mi hanno colpito si prenda tutta la colpa anche in luogo del gestore. Nella vicenda giudiziale ho scoperto altri jolly che passerò all'avvocato e che aggravano la posizione del locale. In quella sede, anche grazie ai testimoni, confuterò ogni cosa falsa sia stata detta durante una conferenza che poteva pure risparmiarsi. Ribadisco che l'aggressione è nata dentro il locale e terminata sul plateatico con me disteso per terra». Fidelfatti contrattacca e accusa: «Hanno cercato un accordo tramite mio figlio per far tacere le cose. Ma vado avanti, non solo per me stesso, anche per la categoria. I gestori devono finirla di trattare i ragazzi come jukebox e di far loro pagare anche le consumazioni quando suonano».
Un altro interrogativo peraltro aleggia, oltre a quello -pare dissipato- attorno alle telecamere: ma Ivan Moretto, gestore del Barinto, avrà veramente istigato quei tre clienti ad aggredire il sessantenne disc jockey, oppure no? La verità della risposta dove si incontrano i binari paralleli, ovvero in tribunale.

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