giovedì 25 marzo 2021

PROCESSO ANTIDROGA TSUNAMI, PATTEGGIAMENTI IN SALITA: IL GIUDICE RIGETTA L’80% DELLE RICHIESTE, «PENE TROPPO LIEVI»

Si fa in salita la strada dei patteggiamenti per i 25 imputati, quasi tutti chioggiotti, nell'inchiesta antidroga Tsunami, che nel febbraio 2020 aveva portato ad altrettante misure cautelari (tra arresti in carcere e a domicilio) da parte dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, i quali avevano sgominato una solida organizzazione di spaccio di stupefacenti con ramificazioni internazionali.
Ieri, nell'aula bunker in via delle Messi a Mestre, il giudice monocratico ha rigettato circa l'80% delle richieste di applicazione della pena su richiesta delle parti (il patteggiamento, appunto), in quanto gli accordi intercorsi tra gli avvocati e il pubblico ministero in rappresentanza della Procura non erano -a suo avviso- sufficientemente congrui.
Secondo il giudice, per poter applicare la misura -che dà diritto allo sconto di un terzo della pena detentiva- occorre che la condanna ammonti a un computo maggiore di tre anni, dei quali però sono già stati scontati un anno e due mesi a partire dal 6 febbraio 2020. In tal caso, il residuo di pena prevederà il regime degli arresti domiciliari, con il permesso di recarsi al lavoro. Solo coloro che verranno gravati di oltre tre anni di reclusione, ancora da scontare, lo dovranno fare in carcere.
Prevedibilmente questi ultimi casi afferiscono ai capi della banda, come Marco di Bella il quale però ha collaborato e continua a collaborare, fornendo agli inquirenti preziosi dettagli che preludono a una operazione Tsunami bis. Anche se dovesse godere di una riduzione, secondo l'intento del magistrato l'uomo è comunque passibile di restrizione alla casa circondariale per scontare il residuo. La nuova udienza è stata fissata per domani, in camera di consiglio.

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